Bea/ Marzo 15, 2018/ 7 comments

Una mamma contro una maestra delle elementari. In prossimità della festa del papà, l’insegnante ha deciso di non far fare i lavoretti alla classe, perché c’é una bimba che un anno fa ha perso il padre. Per rispetto a questo bimba la classe deve rinunciare alla ricorrenza. La mamma rappresenta un gruppo di altre mamme che ritiene lesi i diritti dei bimbi che invece il papà ce l’hanno ed è giusto, dicono, che lo festeggino, preparando il canonico regalino (un cartoncino colorato, un disegno, una poesia).

Va subito premesso che, in un simile caso, è irrealistica l’attivazione della strada giudiziaria. Gli strumenti messi a disposizione dall’ordinamento richiedono la sussistenza del pericolo di lesione di interessi di un certo rilievo costituzionale o esistenziale per poter attivare la macchina della Giustizia. La realizzazione di un lavoretto per la festa del papà, sarà evidente a tutti, non rientra tra le attività di fondamentale importanza per il sano e corretto sviluppo della personalità di un bambino.
Si tratta però di una questione molto sentita, questa dei regalini creati a scuola per festeggiare la mamma o il papà; ultimamente sempre con più frequenza aboliti o evitati, in considerazione dei mutamenti della famiglia e delle dolorose vicissitudini della stessa.
Fa parte di quei contrasti su “piccole cose” che rientra, però, nella zona grigia, sempre più ampia e pericolosa, che è il generale conflitto Scuola-Famiglia; e un eventuale intervento esterno di pacificazione o rasserenamento dovrebbe avvenire con grande tempestività, nell’interesse dei minori coinvolti.
Ecco, la parola chiave, dirimente ai fini della soluzione più giusta, nel caso in cui, per pura ipotesi, anche fosse un giudice a dover stabilire chi ha ragione, sarebbe appunto “l’interesse del minore”. Perché sono loro, i bambini, i protagonisti; ed è per il loro bene che agiscono, o dovrebbero agire, sia la Famiglia che la Scuola, partendo dal presupposto che – in quanto minori – necessitino di un adulto più saggio e capace di indicare cosa è meglio per loro.
Perciò, ho ritenuto opportuno tenere “l’interesse del minore” come parametro di riferimento anche per una valutazione puramente personale del fatto, nel tentativo di fornire un suggerimento equilibrato.

Il ragionamento seguito. Intanto, va premesso, che parliamo di una scuola primaria; il senso è di scandire la quotidianità dei bambini nel rispetto delle tradizioni del Paese in cui vivono, per ricreare – in piccolo – una sorta di atteggiamento sociale che poi dovrebbe diventare un automatismo crescendo. Omaggiare le figure genitoriali è uno dei modi per veicolare un messaggio di richiamo ai valori sociali, giuridici e religiosi di rispetto nei confronti della madre e del padre.
Un primo punto da verificare è se la realizzazione dei regalini sia consuetudine consolidata di quell’Istituto e se, quindi, legittimamente i genitori la possano considerare parte della complessiva “offerta formativa”. Ci sono scuole, per esempio, che dichiarano – a monte – di non investire tempo in attività di quel tipo, per rafforzare in altro modo certi messaggi educativi. In un simile caso, la Scuola, come istituzione pubblica, ha il diritto di individuare e perseguire un proprio indirizzo e i genitori hanno il dovere di rispettare la regola.
Nel caso in cui, invece, cravatte e cornici di cartone o poesie in rima siano una consuetudine, percepiti dai genitori come regola, è comprensibile il disorientamento a fronte di una “eccezione”, sebbene motivata.

Il cuore del problema. Bisogna partire sempre dal presupposto, però, che il disappunto abbia una preoccupazione fondata sulla valenza educativa dell’operato della Scuola. È giusto cioè interrogarsi sull’opportunità di rimuovere una ricorrenza, a tutela di una particolare fragilità. La domanda educativa è una sola però: è più corretto utilizzare il potenziale del gruppo classe per fare da scudo al dolore della compagna che ha subito la perdita (rimuovendo la festa) o è più giusto far attraversare alla piccola la sua sofferenza, con il supporto e l’empatia dei suoi compagni, consentendole di continuare a vivere la presenza emotiva del genitore (realizzando il suo lavoretto da portare al papà nel luogo dove riposa)?
Dipende. Dipende dalla bambina; da come sta lei, dal livello di elaborazione del lutto in cui si trova.
Sarebbe crudele e inappropriato raggiungere una qualsiasi conclusione che prescinda dall’interesse specifico di quella minore, in quel momento, in quella fase della sua vita.
Perché in una società basata sulla solidarietà sociale, è una grande occasione per i bambini l’insegnamento dell’aiuto a chi è in difficoltà; ma non deve essere un aiuto cieco, fondato su teorie psico-pedagogiche astratte. Deve essere un aiuto concreto, guidato dai reali bisogni che la loro compagna ha.
Pertanto, la priorità dovrebbe essere, da parte della maestra, quella di sentire la mamma della bambina e confrontarsi con lei, testimone premurosa e addolorata del percorso di lutto della figlia, o con chi magari sta seguendo in maniera più professionale l’elaborazione della perdita; verificare, cioè, se la piccola è pronta a farsi prendere per mano dalla classe, realizzando un lavoretto speciale per il suo papà o se non è il caso.

Perché nessuna scelta è quella giusta, se presa senza tener conto della verità di quel cuoricino.

Solo dopo una verifica di questo tipo, l’insegnante potrebbe prendere una decisione rispettosa dell’interesse di tutti i minori che le sono stati affidati. Perché solo così potrebbe impartire un insegnamento ineccepibile, laddove aiutasse gli altri bambini – e i loro genitori – a decidere di fare un regalo unico, più grande, a quel papà che non c’è più e alla sua principessina, rinunciando a confezionare un pensierino tra i banchi di scuola e festeggiando solo a casa il proprio genitore.
Sono certa che se la mamma della bimba dovesse chiedere di glissare sulla ricorrenza per ragioni di opportunità o altrettanto dovesse fare lo psicologo della bimba (laddove ci fosse), un messaggio dell’insegnante alla rappresentante di classe, in cui spiega le ragioni della scelta, difficilmente registrerebbe contestazioni.
Perché la Famiglia e la Scuola sono alleate del medesimo patto formativo. Sono coprotagoniste nella forgiatura di individui coscienziosi e corretti. Perché non si può pretendere dalla Scuola una collaborazione educativa se poi la si contesta continuamente, a danno – quello sì – del sereno sviluppo dei bambini.
Il fatto che ora sia un’istituzione più accessibile, con una apparente maggiore vicinanza, rispetto al passato, tra genitori e docenti non vuol dire che abbia minore autorevolezza. Ecco, ogni volta che si crea un corto circuito tra queste due Autorità indiscusse della crescita minorile, ogni volta che la credibilità della Scuola viene minata da critiche incessanti o addirittura da episodi di violenza inqualificabili (mi riferisco alle aggressioni agli insegnanti), si danneggiano i bambini, si demolisce uno dei preziosi argini che fa da contenitore al corretto sviluppo delle piccole individualità.
E questa è la vera minaccia all’interesse di un minore. Questo è il pericolo da scongiurare.


 Il mio consiglio.

L’insegnante dovrebbe decidere cosa fare solo dopo aver assunto le dovute, premurose, informazioni sullo stato d’animo della piccola che ha perso il padre, in relazione al progetto di lavoretto che si era pensato di attuare.
Fatta questa verifica, dovrebbe mettere formalmente al corrente la rappresentante di classe della decisione presa, con preghiera di far arrivare il messaggio agli altri genitori che, così, in caso di rinuncia al lavoretto, non vivrebbero la scelta come una prevaricazione, ma come un gesto condiviso di solidarietà e calore umano.

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7 Comments

  1. Perfettamente d’accordo con te cara Beatrice, però per realizzare questo idilliaco progetto, tutte le parti in causa dovrebbero avere una sensibilità fuori dal comune, purtroppo credo che oggi non sia così, vedo egoismo e prevaricazione, spero veramente di sbagliarmi e che tutto avvenga come vorremmo avvenisse.

    1. Caro Stefano, se smettiamo di tendere al meglio, non garantiremo ai nostri figli un posto “decente”. Un caro saluto

      1. Lungi da me pensare di non tendere al meglio, era una riflessione da chi si guarda intorno e molte, troppe volte non riesce a capire i comportamenti delle persone. Un abbraccio

  2. Mi mancava anche leggere/sentire (perché mi sembra pure di sentirti parlare)… Come al solito hai centrato la questione… Grazie a te per il cuore che hai.

    1. *uno dei tuoi consigli

    2. Ma magari più avanti saranno video, queste risposte. Un abbraccio

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