Bea/ Ottobre 12, 2018/ 0 comments

Occhio alle truffe on line. La distanza fisica può configurare l’aggravante della minorata difesa, ma non sempre. Non è la regola assoluta. La giurisprudenza è divisa…e la prudenza non è mai troppa.
Per i giudici, infatti, le “fregature” via web possono essere un raggiro particolarmente odioso e quindi meritare pene più severe per l’autore; ma possono essere anche frutto di una eccessiva ingenuità dell’acquirente che, con un minimo di accortezza in più, potrebbe evitare il “pacco”.

Già, il “pacco”. Proprio come quello che un tempo, nelle aree di servizio delle autostrade campane, ha mietuto decine e decine di vittime tra gli automobilisti; i poverini, convinti di acquistare uno splendido stereo per auto, si ritrovavano invece un mattone. Ora, con le compravendite via internet, in mano non resta nulla, nemmeno il mattone. Il truffatore mostra, con foto pescate dal web, oggetti di cui millanta il possesso, si fa pagare in anticipo e poi sparisce nel nulla.
Un vero e proprio “mago” di queste truffe on line è un 44enne sardo, al quale in questi giorni la Cassazione, con la sentenza n. 40045/2018, ha confermato il carcere.  Gli vengono contestate ben 47 truffe on line sul famoso sito di scambi privati www.subito.it e il reato di falso ideologico, per aver denunciato lo smarrimento della prepagata postepay che invece usava per farsi saldare dalle vittime.

La recente pronuncia dell’Alta Corte offre lo spunto per chiarire l’effettiva gravità, ai fini della pena, delle azioni commesse dai cyber-truffatori.

La minorata difesa – Secondo l’articolo 61, n. 5, del codice penale, aggrava il reato l’avere approfittato di circostanze di tempo, di luogo o di persona, anche in riferimento all’età, tali da ostacolare la pubblica o privata difesa. La distanza, come si legge, rappresenta dunque un elemento a sfavore della vittima; nello specifico, secondo i giudici consente all’autore della truffa di “porsi in una posizione di maggior favore rispetto alla vittima, di schermare la sua identità, di fuggire comodamente, di non sottoporre il prodotto venduto a nessun efficace controllo preventivo da parte dell’acquirente”.

Perciò, ci sono state delle sentenze che hanno riconosciuto quasi in automatico l’aggravante in una truffa on line, per il solo fatto che la persona offesa non si trovasse nello stesso luogo del venditore e non potesse valutare l’effettiva esistenza del bene.

Il caso ebay – Ma è proprio sempre così? Tutte le volte che ci prendono in giro su internet possiamo sperare nella punizione più aspra per chi ha tradito la nostra fiducia? O, nell’era di internet, anche noi consumatori dobbiamo accettare di prenderci un piccolo pezzo di responsabilità per l’affare farlocco? In un’altra sentenza, relativa a una truffa su ebay, i giudici non hanno ritenuto sussistere l’aggravante. Per il fatto che il sito in questione ha adottato un sistema di protezione che consente all’utente di assumere informazioni sul luogo dove si trova la merce e di farsi un’idea sull’affidamento del venditore, attraverso i cosiddetti feedback degli altri utenti. Un malintenzionato dovrebbe preoccuparsi di inserire commenti falsi, creando altrettante false identità, o chiedere a persona che conosce di scrivere il falso. Operazione complicata e più rischiosa.

Quindi, questa possibilità di acquisire notizie sulla correttezza di chi vende, secondo i giudici, cancellerebbe gli svantaggi della distanza e renderebbe la truffa semplice, in caso di scorrettezze. La conclusione giuridica quindi è che ogni raggiro on line è a sé e per il suo corretto inquadramento va fatta una valutazione caso per caso.

Utili accortezze – Dal ragionamento dei giudici, però, e dal raffronto delle diverse conclusioni processuali, si può tirar fuori un piccolo decalogo per cercare di evitarla a monte la fregatura. Ecco alcuni piccoli accorgimenti che potrebbero evitare di cascarci in partenza, quando si fa shopping con smartphone e pc:

  • Scegliere siti che abbiano autonomi sistemi di protezione;
  • Prediligere metodi di pagamento sicuri, tipo Paypal che consente il rimborso di una parte della somma in caso di mancata consegna del bene;
  • Preferire siti che offrano indici di affidabilità del venditore;
  • Evitare di dar soldi a sconosciuti con i quali si sono avuti solo contatti via chat;
  • Quando il venditore è un privato, provare a fare una ricerca internet sul nome (spesso altri utenti truffati formano gruppi di allerta).

Sembrano banalità, ma a giudicare dalla quantità di colpi messi a segno via web, è opportuno ricordarsene. Come si vede, nella maggior parte dei casi, la collettività è la risorsa di maggior tutela. Le opinioni altrui, le esperienze già fatte e condivise, gli avvisi inoltrati, rappresentano come – da tradizione – la risposta più efficace per contrastare e debellare fenomeni di devianza sociale.

Share this Post

Rispondi