Bea/ Settembre 22, 2018/ 2 comments

La coppia non c’è. Perché quando c’è non scoppia facilmente, resiste alle manipolazioni. Nel guardare – come tanti – la nuova edizione del programma di (dis)amore più popolare dell’estate Mediaset mi sono venute spontanee alcune considerazioni di carattere socio-giuridico. Il fatto che sia la versione per così dire Vip poco cambia. Perché la sostanza del programma è la stessa e la lezione che ne deriva (almeno per me) pure.

Intanto partiamo dal presupposto che, come mediatrice familiare, mi è sembrato di assistere al gioco del contrario. Le tecniche di comunicazione interposta che si imparano per aiutare i genitori a ritrovare un dialogo, in questo programma vengono scientemente utilizzate per creare l’attrito. Quindi nella direzione opposta.

Ovvero, con una mirata opera di montaggio dei video da mostrare al lui o alla lei di turno, si scelgono spezzoni di conversazione, frasi e persino gesti utili a costruire una verità delle immagini, che non sempre è quella reale. Ma non solo. Spesso quelle verità filmate sono indotte a tavolino, grazie alla complicità dei “tentatori” e delle “tentatrici” ai quali viene sicuramente suggerito cosa dire o cosa fare per provare a indurre una reazione ghiotta per la telecamera.

Chi accetta di far parte di questi programmi sa di entrare in questo gioco di vita artificiale, nel quale si mischiano verità, mezze verità e apparenza. Eppure, poi, puntualmente casca (o finge molto bene di cascare) nelle varie trappole create dagli autori.

Di suo il conduttore, erroneamente percepito come un mediatore della coppia (assolutamente non lo è!), rafforza con silenzi, faccia contrita, occhi al cielo, l’impatto dei videomessaggi sulla dinamica della relazione di coppia.

Ed eccola la parola chiave: “coppia”. Cos’è una coppia? Teoricamente, si tratta di due persone legate da un forte sentimento che condividono progetti ed emozioni, in un’ottica di reciproco piacere e sostegno. L’intensità della relazione porta a diversi gradi di assunzione di responsabilità, fino a sfociare con l’impegno massimo, riconosciuto dall’ordinamento civile e religioso, il matrimonio.

In una scala di intensità del rapporto tra due persone, si parte dunque dal flirt e si arriva al “finché morte non ci separi”. E i giudici ogni volta che si trovano a dover valutare i diritti connessi ad una relazione priva di vincolo giuridico, si basano sulla stabilità della convivenza. Cercano, cioè, una certezza di rapporto.

Se dovessimo valutare sotto il profilo della stabilità i partecipanti al programma Mediaset, molte delle coppie di Temptation Island non sono coppie, stare insieme da 5 o 6 mesi, per come la vedo io, è ancora avere un flirt. Ma anche stare insieme da un anno e non avere dialogo, ci assomiglia.

Volendo considerare il programma un esperimento sociale, trovo perfettamente rappresentata una certa “leggerezza” dell’odierno stare insieme.

Chi guarda da casa, infatti, vede per lo più persone in cerca di equilibrio, attraverso l’altro/a. Il partner è lo strumento per sentirsi meno soli, più belli, vincenti, con il risultato che si affronta il percorso insieme completamente sbilanciati e al primo sassolino per strada si rischia di cadere. Si sta con l’altro/a per colmare le proprie carenze; ci si mette in coppia per poi vivere la frustrazione perenne dell’inadeguatezza; non si comunica.

Questi presupposti non portano lontano. Lo dimostra la Tv e lo dimostra la vita reale. In un mare di incomprensioni, tradimenti, provocazioni e tranelli (il vivere quotidiano è pieno di insidie e i social le hanno moltiplicate) le unioni naufragano, Finché è una questione tra adulti, va bene.

Purtroppo, nella realtà di coppie naufragate, spesso di mezzo ci sono bambini che non capiscono, che non c’entrano ma che potrebbero portarne a vita le ferite.

Il paradosso sapete qual è? Che lo stesso segreto del successo di coppia è anche il rimedio all’insuccesso: la comunicazione.

Senza dialogo non si va lontano e il dato non cambia se poi ci si lascia, quando si hanno figli. Anzi, peggiora. Difficilmente quando la coppia genitoriale non riesce a comunicare prima della separazione poi impara a farlo dopo, quando è ancor più indispensabile.

Prima, magari,il livello dello scambio comunicativo è (o dovrebbe essere) più intimo, profondo, articolato; dopo basta semplicemente essere pratici e concreti. Ci si deve dire le cose utili al funzionamento del ripensato ordine familiare e si deve essere in grado di discuterne civilmente in caso di disaccordo. Che conquista! Che rivoluzione, se tutti ci riuscissero.

Il buffo è che la “morale” della favola arriva proprio dal gioco Tv:dire qualcosa che per noi è importante (perché aiuta a far percepire un nostro bisogno), dirla nel modo giusto (magari di persona e senza schermi frapposti) e alla persona giusta (il diretto interessato) è l’unica ricetta vincente.

Siamo animali sociali, dovremmo essere degli innati gran comunicatori. Invece, l’evoluzione della comunicazione sta portando verso un progressivo inaridimento della stessa. Più veloce, più stringata e continua. Benvenuti a TemptationItaly, dove puoi spiare il tuo amore (e quello degli altri) ma difficilmente parli col cuore.

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2 Comments

  1. Grande Beatrice…finalmente qualcuno parla di questi programmi che non hanno nulla di educativo…Grazie!!!

  2. Mi piace molto ciò che hai scritto. A me personalmente non piacciono questo programmi e non li guardo se nn qualche spezzone nelle pubblicità. Ti hai reso perfettamente che genere di tv spazzatura ci propongono. Diseducativo e demenziale. Grande Dalia

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