Bea/ Luglio 23, 2018/ 2 comments

Quante volte lo abbiamo pensato! Ci siamo rimproverati di aver dimenticato una ricorrenza, di aver fatto una scortesia, di aver esagerato in qualcosa. Ma quante volte lo abbiamo detto al diretto interessato, subito prima di scusarci? Secondo me, se ci andiamo riflettendo, tra le volte che abbiamo agito e quelle che abbiamo solo pensato di farlo, i conti non tornano.
A volte diamo per scontato tutto; anche che si capiscano il nostro rammarico e la nostra costernazione. Eppure stupirebbe sapere quante volte le peggiori guerre nascono per una incomprensione. Per quella “paura” di svelarci apertamente, come se l’ammissione di colpa fosse un marchio indelebile.
La storia raccontata da Matteo Bussola sulla sua pagina Facebook (qui la vicenda di Bussola spiegata nella sua interezza) è un insegnamento per tutti. E gli speciali docenti sono persone comuni: un uomo stanco alla fine di una giornata pesante, una signora sulla settantina e un ragazzo in carrozzina.
L’uomo, in un momento di debolezza, ha pronunciato una frase sgarbata nei confronti del ragazzo; quando la signora – che lo aveva sentito – gli ha dato un vigoroso schiaffo morale, lui si è ripreso e ha ammesso di aver esagerato.
Immediatamente è andato a scusarsi con il ragazzo, ribadendo di essere stato un imbecille e lui gli ha risposto: “non preoccuparti, da quello, se vuoi, si può guarire”. Poi il sorriso, inevitabile, tra i due a suggello di un piccolo miracolo, come lo definisce Bussola.
Trovo la risposta meravigliosa. Meravigliosa la signora che è intervenuta; meraviglioso l’uomo, che ha saputo fermarsi e ripartire, nel modo giusto.
Credo che la capacità di riconoscere un errore sia una qualità che eleva l’uomo.
È un atto di coraggio e insieme di umiltà. Il supereroe che cade e si rialza, come tento di insegnare al mio Andrea.
Basterebbe che tutti avessimo, ogni giorno, almeno una volta, la capacità di fermarci quel secondo in più. Rallentare quell’attimo che basta a ponderare bene la situazione e ad agire nel modo giusto. Perché mi rifiuto di credere che la maggior parte di noi non sappia come si fa. O lo abbia scordato.
Sono convinta, al contrario, che lo sappiamo tutti come ci si comporta in una società civile, ma ci lasciamo sopraffare dalla fatica che – spesso – il fare o dire la cosa giusta comporta. Siamo diventati pigri; ma non (o non solo) fisicamente, lo siamo soprattutto nell’anima, nell’attitudine a mettere in gioco sentimenti ed emozioni.
Ecco, siamo diventanti degli indolenti morali, ma anche da questo, se vogliamo, si può guarire.
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2 Comments

  1. L’ho già detto e lo ripeto: infinitamente GRAZIE.

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