Bea/ Aprile 7, 2018/ 2 comments

Quando il diritto penale bussa a sproposito al portone del Condominio, ci perdiamo tutti. Quello che un tempo si risolveva con il garbo e l’educazione, nel corso degli anni è diventato prima materia dei giudici civili (a fronte di richieste di porre fine a un comportamento fastidioso o di risarcimento danni) e poi questione da condanna penale, in una escalation di astio e rancori alla quale solo l’autorità giudiziaria, a quanto pare, può porre fine (anche se io sarei curiosa di andare a vedere il clima e il tipo di rapporti a sentenza emessa).

Un modo di litigare da bambini che hanno bisogno dell’adulto per ristabilire la ragione. Inaccettabile quando si cresce. I piccolini, infatti, non hanno tutti gli strumenti per litigi consapevoli e costruttivi, ma i “grandi” dovrebbero averli. Il risultato è un’attivazione troppo frequente dell’azione penale, con risultati controproducenti. Il primo fra tutti, la depenalizzazione di una serie di dispetti e offese nel condominio.

Inquieto vivere –

Anni fa scrissi un lungo articolo sul Sole24Ore dal titolo “Inquieto vivere” nel quale raccontavo, a suon di sentenze della Cassazione civile, i litigi più comuni tra vicini. C’era il caso dello sciacquone del bagno troppo rumoroso che di notte turbava il sonno dei signori accanto; la bimba che andava in giro con i pattini in casa infastidendo quelli del piano di sotto; la pianista che si esercitava a tutte le ore, eccetera eccetera.

Nel tempo l’elenco si è arricchito di tutte le “guerre” a suon di querele che – a proposito o sproposito – hanno intasato le aule penali come – ultima in ordine di tempo – la diatriba tra un signore di Teramo e la sua confinante, di cui si è occupata la Corte di cassazione con la sentenza n. 14596 del 30 marzo scorso.

L’uomo era stato condannato dal Tribunale a pagare 200 euro di ammenda, per avere “in tempi diversi e in esecuzione del medesimo disegno criminoso, abusando di strumenti sonori, disturbato il riposo delle persone occupanti gli appartamenti limitrofi al suo”.

In pratica, il signore aveva l’abitudine di tenere troppo alto il volume della televisione, d’estate, con le finestra tutte aperte, e una vicina in particolare aveva deciso di fargliela pagare. Non sappiamo se ci siano stati dei tentativi di risolverla in modo bonario e quanto fosse davvero intollerante la signora o maleducato il signore; fatto sta che la Cassazione ha però accolto il ricorso dell’uomo, rilevando una superficialità nell’operato dei colleghi di merito che hanno basato la condanna sulla sola testimonianza della figlia non convivente della “vittima”.

Il punto di diritto sulle emissioni sonore. Il reato contestato al signore di Teramo è il “disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone” (articolo 659 del codice penale). Il giudice deve, in questi casi, valutare l’idoneità delle emissioni sonore ad arrecare pregiudizio ad un numero indeterminato di persone. Siccome il bene protetto dalla norma è la quiete pubblica, bisogna che i rumori siano potenzialmente capaci di disturbare più persone, non uno solo. Se sono talmente forti e insistenti da turbare una parte della collettività, allora scatta la condanna e il giudice, per stabilire l’effettiva esistenza del reato, può avvalersi di indagini tecniche (ad esempio far misurare in decibel il fracasso) o fondare il suo convincimento su altre prove esaurienti. Nel caso specifico, invece, acclarato che tra i due vicini ci fosse una “forte animosità”, per la condanna è stata determinante la sola parola di una teste, non residente nel palazzo, a fronte del silenzio in proposito delle altre otto famiglie abitanti nel condominio. Sia chiaro, non è che per configurarsi il reato tutti i condomini avrebbero dovuto lamentarsi del rumore. Però il giudice doveva controllare che il rumore fosse tale da arrecare disturbo a tutti o a molti di loro. Quindi adesso la Cassazione ha rinviato la causa al Tribunale di Teramo, il quale, proprio in base ai principi ricordati, dovrà valutare se il volume della televisione era davvero fuorilegge.

Gli altri rimedi per le condotte non educate. Questo non significa che tenere la televisione “a palla” sia concesso. Anzi. Esistono altri strumenti a difesa dei diritti individuali; ovviamente di natura privata e quindi si parla di diritto civile. Non si può prendere, cioè, la scorciatoia della causa penale, più breve e gratis per il denunciante, dal momento che l’azione pubblica si sostituisce a quella privata, accollandosene la spesa complessiva.

Tanto per fare un esempio, nella lite di Teramo a rimetterci più di tutti è lo Stato che ha pagato interamente il prezzo di un giudizio articolato, compreso l’avvocato dell’imputato poco abbiente e quindi ammesso al gratuito patrocinio.

Quindi la denuncia penale va soppesata e il ricorso ad essa va fatto solo nel caso in cui sia davvero necessario porre fine a comportamenti di particolare pericolosità e lesività.

Di regola, il condomino infastidito dal volume del vicino, o da altri rumori inopportuni, può agire sotto il profilo civilistico per ottenere la cessazione del disturbo (si chiama azione inibitoria) oppure direttamente per chiedere il risarcimento del danno.

Gli articoli di riferimento sono l’844 e il 2043 del codice civile. Inutile dire che entrambe queste azioni hanno una tempistica e dei costi rilevanti.

Ci sono poi altri due modi di “far pace” senza andare in causa, in tempi più rapidi e con meno esborso. Si tratta della mediazione civile e dell’arbitrato.

Con la mediazione si tenta di raggiungere un accordo condiviso, con un intervento che vuol essere davvero risolutivo della questione, tentando di ripristinare tra i soggetti coinvolti un’armonia nelle relazioni, tale da eliminare del tutto il motivo di turbamento. Sono i diretti interessati a trovare la “loro” soluzione, attraverso l’aiuto di un esperto facilitatore della comunicazione.

Nell’arbitrato, invece, le parti scelgono il proprio giudice (un terzo con particolari competenze) e, dopo aver rappresentato le proprie ragioni, si rimettono del tutto alla sua decisione, proprio come succede a Forum.

Litigi da non sottovalutare.

Ad ognuno il suo rimedio, dunque. Ed è importante sapere che ci sono risorse istituzionali per i problemi tra le mura di casa. Serve assumersi la responsabilità dei propri conflitti e agire in maniera corretta. Siccome, però, il troppo stroppia, nel 2016 il Governo ha deciso di ripulire le aule dei giudici penali da tutta una serie di reati definiti “bagatellari”, cioè di poca importanza. Proprio per evitare di impiegare tempo a dirimere questioni come quelle del televisore abruzzese e altre liti banali; ma è finita che l’operazione di “pulizia” ha coinvolto anche il danneggiamento semplice e l’ingiuria. Fattispecie che – tradotte nel linguaggio della litigiosità condominiale – potrebbero essere l’auto rigata di proposito dal vicino, il detersivo versato intenzionalmente sul bucato (in questi casi, adesso, la via della giustizia è solo civile, con multe in caso di condanna) o gli insulti a tu per tu al condomino che si ostina a non voler votare a favore della propria mozione (difficile provarla civilmente per ottenere eventuali danni). Sicuramente un deterrente meno potente della condanna penale. E ciò che mi fa paura, e che non bisogna sottovalutare, è la giustizia fai-da-te; sono le reazioni scomposte quando si è esasperati; la violenza di ritorsione.

Non ci resta che imparare a litigare educatamente…

 

 

Alcuni strumenti

 

Le norme contro il rumore di palazzo
Codice civile, articolo 844 (per imporre al vicino di smettere di far rumore)Codice civile, articolo 2043 (per chiedere i danni conseguenti al rumore)

Codice penale, articolo 659 (per proteggere la quiete pubblica)

 

Le altre risorse per la pace condominiale

– Mediazione civile

– Arbitrato

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2 Comments

  1. Sempre ben scritti i suoi articoli carissima Beatrice…e che fanno riflettere…molto…

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