Bea/ Marzo 25, 2018/ 1 comments

Io, speriamo che me la cavo, tra tagli alla spesa pubblica, crisi del patto Scuola-Famiglia e aumento dei casi di disturbi all’apprendimento e all’attenzione.

Quando erano piccoli i nostri genitori, gli insegnanti erano un’autorità inattaccabile e indiscutibile; anche quando eravamo piccoli noi, difficilmente si metteva in discussione l’operato di maestre e prof. Ricordo, invece, alcuni anni fa, il dramma dei cellulari in classe e il bisogno di porre fine al malcostume di portarli e usarli durante le lezioni. Non servirono i rimproveri degli insegnanti, né quelle dei presidi. Ci fu bisogno di una circolare ministeriale per conferire più autorevolezza alla disposizione. Il che la dice lunga sulla crisi di immagine di una istituzione percepita come poco autorevole. O comunque non più autorevole come un tempo.

Oggi, dunque, il nostro sistema scolastico sta vivendo un momento di grande difficoltà. Gli studenti sono cambiati e anche il loro approccio alle regole lo è.

E se la Scuola gettasse la spugna?

Cominciamo da mamma e papà. Nel suo ultimo libro, il noto pedagogista Daniele Novara, sintetizza nel titolo la sua posizione:

Non è colpa dei bambini. Perché la scuola sta rinunciando a educare i nostri figli e come dobbiamo rimediare”.

A suo dire, negli ultimi anni in Italia c’è stato un boom, poco credibile, di diagnosi relative a disturbi dell’attenzione e a quelli dell’apprendimento. Dati non in linea con quelli europei che lascerebbero pensare a un eccesso di certificazioni, emesse anche nei confronti di bambini che un tempo sarebbero stati definiti come vivaci o indisciplinati.

La “malattia” da diagnosticare allora quale sarebbe? La cattiva educazione?Secondo Novara sì. Sicuramente, si dicono sempre meno “no”. Certamente si ha meno tempo e testa di impartire lezioni di garbo, civiltà, rispetto ai nostri bambini. Non c’è dubbio che mamma e papà vadano sostenuti e aiutati perché troppi conti devono far quadrare a fine mese.

Rappresentano la più grande risorsa per l’educazione dei futuri cittadini e avrebbero bisogno di capire e superare i loro errori, in modo da mettere in condizione i figli di far emergere le proprie potenzialità. Se però non chiedono aiuto, non si mettono in discussione, c’è poco da fare.

L’ora che non c’è. La Scuola, oggi, ha un ruolo ancora più centrale.

Deve resistere e ritrovare un forte impulso formativo dell’ossatura morale e civile dei cittadini di domani. Negli ultimi 50 anni l’educazione civica è entrata e uscita dalle aule, in un balletto culminato con la riforma Gelmini (la legge n. 169 del 2008) che l’ha ufficialmente sostituita con l’insegnamento di “Cittadinanza e Costituzione”. Nelle intenzioni sarebbe qualcosa di interdisciplinare che attraversa le diverse materie; l’idea è di non relegare i concetti di responsabilità, legalità, partecipazione e solidarietà a un insegnamento teorico quanto piuttosto a una serie di attività nell’ambito delle diverse materie, prevalentemente nell’aria storico-umanistica.

Per promuovere una “cittadinanza attiva”, sul modello europeo, in grado di far assimilare ai bambini, con naturalezza, valori e fondamenti del vivere civile, fu detto.

La verità è che si è definitivamente “depotenziato” un settore molto importante della formazione dell’individuo. Lasciando alla buona volontà e all’intraprendenza degli insegnanti la scelta degli argomenti e del modo di porli.

In uno scenario, come il nostro, con una percezione sociale di forte crisi del patto di corresponsabilità Scuola-Famiglia, frequenti episodi di aggressione all’Istituzione e, purtroppo, alle persone che essa rappresenta, andrebbe istituita ufficialmente l’ora di legalità, educazione civica e morale, cittadinanza e Costituzione, o comunque la si voglia chiamare, con tanto di voto e verifiche di apprendimento.

Perché concetti come democrazia, onestà, giustizia, rispetto, solidarietà e convivenza civile dovrebbero accompagnare i fanciulli, fin da piccoli, nel percorso di crescita, al pari di avverbi, predicati e congiuntivi.

Cresce la piaga del bullismo, nella sua biasimevole evoluzione “cyber”, come fenomeno di devianza negli istituti superiori, ma con anticipazioni di comportamenti prepotenti ed eccessivamente individualisti anche nella scuola primaria.

Analisi di mercato internazionali ci restituiscono l’immagine di un Paese, l’Italia, ad alto tasso di corruzione, che ci impedisce di essere competitivi  e l’Ocse, in uno studio del 2016, afferma che una forma di lotta efficace a questa illegalità endemica è “una solida educazione all’etica della buona cittadinanza, nelle famiglie e nelle scuole”.

Mettiamola al voto! Eccola la parola chiave: collaborazione. Gli insegnamenti di etica e cittadinanza devono esserci a casa e in classe.

E’ un esercizio inutile cercare il colpevole da additare se i nostri ragazzi non dicono nemmeno più “buongiorno” a chi incontrano. E’ davvero riduttivo pensare di intervenire solo sui genitori o solo sulla scuola.

Da sempre – insieme – Scuola e Famiglia hanno costruito, mattone dopo mattone, il carattere e la personalità di miriadi di bimbi. Spesso con successo, talvolta senza gli esiti sperati, sicuramente sempre con maggiore difficoltà.

Quello che non deve e non può mancare è lo sforzo comune e condiviso; è l’alleanza formativa; è la sintonia educativa.

E allora se serve a far capire a tutti l’importanza di dare ai nostri figli tutti gli strumenti per imparare ad agire in modo cosciente e coscienzioso, oggi nella Scuola e domani nella vita, mettiamo i voti! Diamo un valore a tutto questo; un valore compreso e percepito anche a casa. Assegniamo i compiti a casa e speriamo, con le dita incrociate, che i genitori si siedano a farli con loro. Scriviamolo nero su bianco e vediamo se, entrando con fierezza in pagella, l’etico vivere diventerà, alla fine, un automatismo di quelli che inorgogliscono, allo stesso modo, la Scuola e la Famiglia.

 

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1 Comment

  1. Ieri aiutavo F., 9 anni, a fare i compiti. Stavamo facendo i compiti di inglese, nello specifico. A un certo punto, quando gli ho chiesto di leggere mi fa: “posso usare l’app che ho scaricato? A scuola uso il libro, ma è troppo poco elettronico.” Poi, ovviamente, gli ho spiegato che l’avrei aiutato io, quindi si è convinto e niente app… Quindi si, assegnamoli i compiti a casa e, quanto all’educazione civica, magari ci fossero più ore! ❤️😘

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