Bea/ Maggio 31, 2018/ 4 comments


Dottoressa Francesca Pecoraro Scanio

* Psicologa, Analisi Bioenergetica

Contatti: [email protected] – Cell. 339.3016121


Che non sia facile sentire dentro sé una distanza tanto grande tra identità e genere biologico è fuori discussione, ma di quanto caro sia il prezzo del passaggio in termini psicologici resta ad oggi un territorio di difficile quantificazione o esplorazione, soprattutto se costretto in ambito giuridico e veicolato da un assegno di mantenimento.

Incastrati in riflessioni sterili su come sia possibile che una persona senta questo bisogno o su quanto sia giusto o meno che lo affronti fino in fondo, avvalendosi del supporto di medici, chirurghi e terapie ormonali, la storia della riattribuzione del sesso diventa sempre più attuale e vicina.

Fino a pochi anni fa, restava ascritta a letteratura di genere e scientifica o a storie da non divulgare, oggi prende spazio e ci impone domande che giungono a coinvolgere i rapporti genitori e figli. Rapporti complessi che toccano il sistema famiglia.

“Quando si può dichiarare un figlio adulto e quindi capace di provvedere a se stesso?” La responsabilità personale non ha un’età di partenza, ad ogni ciclo di vita, ad ogni svincolo evolutivo è collegabile una responsabilità di azione necessaria alla crescita personale e familiare. Per fare un esempio, con la maggiore età e l’acquisizione di nuovi oneri e doveri, l’età della responsabilità inizia a sostanziarsi in maniera più evidente, dal voto alla scelta del proprio progetto di studi o lavoro. Diventa così sempre più importante come affrontare la realtà di sé all’interno di un contesto lontano dalla famiglia e da quella forma di dipendenza alla quale a volte ci si è abituati, anche però grazie alla complicità dei genitori.

Il bisogno di dare una forma al conflitto interiore tipico della crescita accade in maniera molto forte e molto presto, assumendo aspetti di ineluttabilità per le persone che soffrono di disforia di genere. Sentono di essere obbligate, nella prima fase, a fare i conti con la distanza tra la propria identità e il proprio sesso biologico che non concorda con la propria percezione. Un bisogno comprensibile, in quanto in loro manca l’accordo tra corpo e percezione di sé. Una dei pilastri dove poggia l’identità, ovvero il genere sessuale, è confuso.

La decisione di affrontare il percorso è però solo il primo passo, al quale segue la difficoltà di sostenere un proprio inserimento nella società.

Il dover fare i conti con la realtà è ancora più complesso quando, fuori da casa e dai colloqui medici o psicologici, ci si deve impegnare a realizzare un proprio progetto di vita. Un progetto che come per tutti si sostanzia di relazioni interpersonali, che coinvolgono la sfera dell’affettività e della sessualità, e professionali, che chiedono di confrontarsi e di rischiare di non sentirsi accettati. O di arrossire di vergogna, quando sulla propria carta di identità c’è un nome maschile, ma si è visibilmente donna, e viceversa, nome di donna su volti maschili. Tratti di identità di genere conquistati con determinazione e dolore, che vacillano sotto il primo sguardo estraneo.

Accade questo, e così il passaggio evolutivo, il confrontarsi con una realtà a volte ostile, che è esperienza di tanti, qui si poggia sul diritto ad un’identità scelta, che coinvolge il Sé corporeo, ovvero il senso di Io/Me tra agli altri.

La persona può vivere in questa fase la riattivazione di paure e conflitti che la portano al ritiro, la paura di vivere può riprende il sopravvento, come la difficoltà di costruzione di sé. Il rischio è che si possa ritrovare, senza un adeguato sostegno, bisognosa di aiuto oltre i limiti del possibile.

L’oscillazione tra autonomia e indipendenza, è un tema ricorrente nella crescita di tutti noi, spesso poggia sull’accettazione che si è sperimenta alla nascita. Di quanto si è vissuto il piacere di farsi vedere, di svelarsi senza remore.

Ma accade che, quando si è monchi di questa esperienza, tutti, e credo tutti, abbiano bisogno di lunghi processi di acquisizione di competenze nuove per ricominciare.

Ogni storia personale è una narrazione a sé, ma di certo qualsiasi scelta porta conseguenze, alcune senza dubbio dolorose. Poggiandosi sul diritto di essere se stessi, un diritto che se scippato si può ricostruire, giorno dopo giorno, a piccoli passi, attraverso un ritrovarsi e ritrovare la forza e la propria vitalità, la nuova nascita, l’uscita dal guscio, dalla casa del padre, ovvero dalla dipendenza è necessaria. Vitale, per scoprire e sostenere il proprio desiderio e contribuire così in maniera autonoma agli impegni evolutivi, siano essi affettivi o professionali che aprono nuovi orizzonti di senso colorando la vita.

 

Una luce verso sé.

Fermati in piedi, con le ginocchia leggermente flesse,

mentre ispiri fletti le ginocchia e risalendo espiri. Senti la presenza delle caviglie mentre ti fletti.

Non irrigidire mai le ginocchia. Lasciale in posizione morbida.

Continua per alcuni minuti e mentre vai giù e su, ripeti dentro te “vado bene così come sono! ” respira… continua per un po’.

Prova a sperimentare un rapporto di accoglienza di te…

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4 Comments

  1. Benissimo come al solito…tutti gli argomenti trattati sono attualissimi e descritti con la sobrietà che ti contraddistingue cara Beatrice!!!

  2. Interessante! Molto interessante!

  3. Interessante spunto di riflessione! Come sempre!

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