Beatrice Dalia/ Novembre 13, 2018/ 1 comments

Il 13 novembre è la giornata mondiale della gentilezza, una risorsa di cui abbiamo tanto bisogno per la qualità delle nostre relazioni, ma a cui non diamo il giusto valore. Non sapevo di questa ricorrenza; non ne avevo mai sentito parlare prima. Quindi mi sono documentata.
La data non è casuale: il 13 novembre del 1997, a Tokyo, si tenne la giornata di apertura della Conferenza del “World Kindness Movement”, il movimento mondiale per la gentilezza, terminata con la firma della Dichiarazione della Gentilezza. Da allora, ogni anno, si celebra in molti Paesi, tra cui l’Italia, una giornata che incoraggi chiunque a mettere in pratica l’agire gentile. Lo spirito di questa iniziativa è di facile intuizione: mira a far riscoprire gli effetti benefici del porsi in modo accogliente e disponibile verso gli altri. È una sorta di sfida all’individualismo imperante che ci sta allontanando in maniera siderale, attraverso un moto centrifugo innescato da infelicità e insoddisfazione.
La famosa società liquida è quella in cui gli individui sono poco coesi, come insegna il libro di scienza di terza elementare di mia figlia. La materia, abbiamo studiato con Laura, si presenta in stati, a seconda del tipo di unione che esiste tra le particelle: nello stato solido sono molto unite, in quello liquido meno, in quello gassoso si disperdono. A ben riflettere, anche lo stato (di benessere) dell’umanità dipende dal livello di aggregazione degli individui. Perciò, se vogliamo evitare di diventare definitivamente invisibili, come l’aria, perché proiettati in modo autodistruttivo gli uni totalmente distanti dagli altri, proviamo a restare uniti con la gentilezza. Siamo esseri sociali, nell’unione troviamo realizzazione personale, progresso sociale e cura della cosa comune.
Spesso racconto su facebook ai miei compagni di viaggio social, episodi di vita gentile vissuta, in cui io e i miei bambini facciamo o riceviamo del bello. Chiunque provi a sperimentare sul campo gli effetti positivi del dare e ricevere cortesia, in modo spontaneo, è invogliato a modificare atteggiamenti scostanti o semplicemente indifferenti, per il gusto di assaporare la gentilezza. C’è chi, però, sa spiegarlo anche da un punto di vista più scientifico. Vi riporto un brano del libro “La dignità ferita” (Feltrinelli editore), scritto dallo psichiatra Eugenio Borgna: “la gentilezza è un ponte … perché ci fa uscire dai confini del nostro io, della nostra soggettività, e ci fa partecipi della interiorità, della soggettività, degli altri; creando invisibili alleanze, invisibili comunità di destino, che allentano la morsa della solitudine, e della disperazione, aprendo i cuori ad una diversa speranza, e così ad una diversa forma di vita». Ma, ancora più suggestivo è il segreto che ci svela Fulvio Scaparro (psicologo e psicoterapeuta fondatore dell’Associazione Géa di Milano), nel suo “La bella stagione” (Vita e Pensiero editore): “ogni obiettivo è più facilmente realizzabile se ci ricordiamo che non siamo soli! E per non essere soli non basta stare in mezzo alla gente, nel frastuono, nel mucchio”.
Entrambe queste riflessioni spingono verso una ricerca della qualità delle relazioni, che passa attraverso il nostro metterci in gioco, il nostro fare un passo verso gli altri e non nella direzione opposta. Scaparro aggiunge che “non basta non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te…occorre anche fare agli quello che vorresti fosse fatto a te. Aiutare chi soffre, chi è umiliato, chi è in difficoltà, non ha soltanto un evidente valore di per sé, ma vi aiuterà a superare le vostre stesse difficoltà”. E un grande aiuto, aggiungo io, è anche solo il fatto di essere semplicemente gentili con qualcuno.
Il 13 novembre, in genere, vengono organizzate manifestazioni nelle scuole e nei Comuni. A me piacerebbe che ce ne fossero di significative soprattutto on line. Perché è nella rete che si rimane maggiormente intrappolati nella sgradevolezza e nella scortesia. I social sono l’antitesi della gentilezza e l’uso che se ne fa, a tutti i livelli, è di diseducazione alla civile convivenza. Tralascio le uscite infelici di personaggi nascosti dietro nomignoli di fantasia, che sputano veleno qui e lì come se dispensassero perle di verità. Mi vorrei soffermare sull’esempio negativo che arriva dai politici nati e cresciuti a pane e tweet. Basta con questo linguaggio scurrile, con questi attacchi verbali violenti! Basta con questo modo di fare critica e di fare politica. Tutto questo è maleducato e antidemocratico; costruisce consensi sull’odio non sul dissenso ragionato e motivato. Costruisce, cioè, ponti di carta destinati a volare via al primo soffio di vento, lasciando solo vuoto.
Non ci servono offese e parolacce gratuite, non abbiamo bisogno di altri esempi negativi. Soprattutto ai nostri ragazzi servono strumenti per la formazione di senso civico e opinioni politiche consapevoli; a loro servono certezze e relazioni pacifiche! Perciò, qualche volta, cari politici, provate a essere gentili, a dire quello che pensate senza sferrare pugni, a indurre riflessioni sane e a mostrare la capacità di un corretto esercizio democratico, attraverso la civile e contenuta esposizione del vostro pensiero critico. Oppure, se proprio è un’operazione per voi troppo difficile, provate anche solo a tacere. Un bel silenzio social di protesta. Sarebbe una grande e inaspettata cortesia. Non necessariamente da fare solo nella giornata mondiale della gentilezza. Grazie in anticipo.

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1 Comment

  1. Essere gentili ti fa stare meglio…anche questo è un modo di condividere…in questo mondo di egoismo ipocrita

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