Bea/ Dicembre 14, 2017/ 8 comments

Il mestiere (?) del genitore 2.0Non è semplice per un genitore fare o dire sempre la cosa giusta. Soprattutto oggi. Gli errori, quando si hanno figli, sono da mettere in conto. Leggendo un libro dal titolo accattivante “Essere genitori non è un mestiere” (di Alison Gopnik) con sollievo ho appreso (o forse, più semplicemente, mi è piaciuto dedurre) che l’istinto é la principale guida nella cura dei bambini. Il testo offre una visione scientifica sulle relazioni tra genitori e figli e ha il pregio di togliere dalle spalle dei genitori quel carico di “aspettativa professionale” che in molti si sentono.

Non è una performance di abilità o di efficienza, non ci sono manoscritti universali che insegnano a far bene. Ci sono il buon esempio e l’amore, in prima linea. Il che umanizza un ruolo che soprattutto al giorno d’oggi sembra sempre di più un contratto formale con obbligo di risultato.

Ma giuridicamente si potrebbe definire, semmai, un’attività con solo obbligo di prestazione. Ci sono dei doveri in capo ai genitori sanciti espressamente dalle norme. Esiste un canovaccio essenziale da seguire. Tutto il resto va riempito con la diligenza del buon “padre di famiglia”, appunto.

Ovvero serietà, onestà e buona fede sono gli ingredienti per una relazione educativa vincente. Nessuna legge impone di amare e nemmeno potrebbe farlo, figuriamoci. Il cuore, quanto mettercene, lo decidiamo noi. Amarli però non significa compiacerli, né “subirli”.

Questo spazio, attraverso il racconto delle giornate con i miei due figli, è dedicato a tutti quegli equilibristi che, come la sottoscritta, ogni giorno si interrogano sulla propria personale pagella come educatori; ogni giorno sbagliano, ogni giorno fanno bene, ogni giorno mettono un mattoncino nella costruzione di un adulto di domani ma, soprattutto, ogni giorno imparano qualcosa di nuovo.

Il mestiere del genitore 2.0: Come aiutarli a miglioraree migliorarci

Ieri aiutavo la mia Laura, sette anni, a fare i compiti. E’ una bimba sveglia e con una buona capacità logica, solo che corre….va di fretta. Fa sempre tutto in un attimo e non sempre con ordine. Di fatto le maestre evidenziano ciclicamente quel punto debole: non sempre ordinata, non sempre precisa.

Il che non mi stupisce perché la sua cameretta parla per lei. Ci mette pochi attimi a riordinarla, ma diciamo che il risultato non è mai quello sperato.

Sicché, ieri, quando mi ha mostrato il compito le ho mosso dei rilievi.

Le ho fatto presente che usare un pennarello al posto della penna era come una garanzia di sicuro pastrocchio. Sbuffando, è andata a prendere una penna, e ha riscritto il compito. La osservavo a distanza e vedevo la manina indugiare in alcuni punti con tratti ripetitivi e decisi, sapevo che erano le cancellature dovute alla fretta; nemmeno pensa una frase o una soluzione che l’ha già scritta, per cui ogni volta è costretta a rimediare.

E, infatti. Quando mi ha portato il secondo foglio, spiccavano diversi “ordinati” scarabocchi.

Per un attimo sono rimasta indecisa sul da farsi. Dirle un comodo “brava” o essere sincera? Siccome le cose facili non mi sono mai piaciute, le ho fatto notare il “disordine” del foglio. A quel punto è sbottata, con un muso lungo che poteva spaccare anche un cuore di pietra e poi ha tirato l’assist “tu mi critichi sempre….”.

Linsicurezza e laggiornamento vincente

Il mestiere (?) del genitore 2.0“Ahia!” che ceffone virtuale. Pochi istanti di ragionamenti serrati (“caspita, è così? ne sto facendo una complessata? Oddio, ho sbagliato?”), nuotando in quel mare di insicurezza che è la maternità; poi l’illuminazione.

Vanno guidati verso la ricerca di una versione sempre più rispondente all’aspettativa che loro stessi hanno. Strada facendo si chiariscono sempre più chi vogliono essere. Ricevono impulsi continui dall’ambiente familiare, dalla scuola e dal mondo esterno. Ogni tanto scaricano l’ultimo aggiornamento e inseriscono le modifiche in modo permanente nel loro modo di fare. Ecco, noi dobbiamo vigilare su questi upgrade e fornire loro il file chiave per sistemare, al meglio, i dati scaricati. Noi siamo la loro App di gestione, il loro antivirus. Se è vero che questa è la touch screen generation, noi genitori abbiamo una sfida ancora più complessa rispetto al passato; avviene tutto più velocemente, è tutto più rapido. Insomma, dobbiamo stare “sul pezzo”.

“Non ti critico – le ho detto -cerco di aiutarti a ottenere quello che ti rende felice. Tu hai piacere quando la maestra Daniela ti fa i complimenti, giusto? Ti dispiaci quando ti fa notare il disordine, vero? Beh, siccome so quanto sono importanti per te i complimenti e l’apprezzamento della Tua maestra preferita, vorrei aiutarti a ottenerli. Quindi ti dico le cose utili a migliorarti. Lo faccio perché ti voglio un bene infinito e desidero che tu sia contenta”.

I suoi occhioni nocciola, mentre parlavamo, si sono aperti in uno sguardo attento e sereno. “Io lo so che sei brava, sono orgogliosissima di te, di come sei. Ma entrambe sappiamo che su alcune cose puoi, e vuoi, migliorare”.

Tac! Bimba agganciata. Ha capito. Finalmente le è stato chiaro il perché delle mie osservazioni. E’ ripartita con un gran sorriso e ha riscritto il compito, nel modo migliore che poteva. Questo mi interessava, che facesse del suo meglio. Quando mi ha portato la stesura finale, certamente non perfetta, le ho fatto tanti complimenti. Ci siamo abbracciate e poi tutta contenta è andata a giocare.

 

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8 Comments

  1. Brava Beatrice. .complimenti per questo Blog! !!!!

  2. Congratulazioni! Lo avevo immaginato e ne sono contenta! In bocca al lupo!!!! Claudia De Dominicis

    1. Grazie Claudia. Piccoli passi verso progetti più grandi. Un abbraccio

  3. Grazie di cuore!!!!!

  4. E niente… Mi sa che ti ho trovato! Diritto e cuore… Non potevi chiamarlo diversamente questo blog, perché diritto e cuore sei tu… Mi piace un sacco questa iniziativa! Ti leggeró eccome se ti leggeró! Bentornata! 😘😘😘

    1. Agganciata anche qui..

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