Bea/ Marzo 9, 2018/ 1 comments


Dottoressa Francesca Pecoraro Scanio

* Psicologa, Analisi Bioenergetica

Contatti: [email protected] – Cell. 339.3016121


Tra solidarietà e autosufficienza economica la Cassazione fa chiarezza, attualizzando vecchie regole. I tempi cambiano e con essi anche i bisogni della società. Vecchie abitudini legate a modus vivendi dettati da condizioni sociali e culturali che appartengono al passato rischiano di non essere più adeguate.

Oggi, quando si parla di matrimonio, così come di divorzio o separazioni lo scenario che si apre, anche solo nell’ immaginario collettivo, è bene lontano dal “per sempre”, così come è sempre più difficile immaginare una famiglia costruita su ruoli rigidi in cui la donna, per esempio, come spesso accadeva tempo fa, non lavora o per scelta della coppia o per motivi personali.

Seguendo la linea evolutiva della persona che non può mai distaccarsi di molto dalla società, i concetti base come responsabilità e colpa, in questo contesto sono andati trasformandosi restituendo all’individuo la libertà delle scelte, che però non può mai prescindere dalla responsabilità delle conseguenze. Ed è così che la fine di un matrimonio può servire come occasione di crescita personale.

E la colpa, che spesso si cerca di addossare ad uno    o all’altro dei coniugi, e che spesso è quantificata grazie a meccanismi di risarcimento economico, oggi viene ridimensionata e in alcuni casi abolita.

La sentenza apre e sollecita, forse motiva, alla ricerca di un nuovo modo di affrontare la fine di un amore e in qualche modo stimola le persone coinvolte ad una riflessione.

Credo sia molto utile attualizzare il concetto di solidarietà economica che ha origine, ed è tuttavia garantita, in contesti di sincero bisogno da parte del coniuge più debole. Credo sia necessario uscire dalle storture di falsi bisogni utilizzati per tenere legato l’ex con lo scopo di agire forme velate di vendetta che perpetuano l’odio e la rabbia. Emozioni e sentimenti che si scontrano con i principi di libertà personale e responsabilità personale che invece sono alla base delle richieste del divorzio. La spinta ad uscire dal matrimonio è spesso dettata dal bisogno di riprendersi la propria libertà.

La stessa sentenza parla di perdita dello status di coniuge e di riacquisizione dello stato di persona singola. Separata quindi, che rialzandosi in piedi dopo il fallimento può riprendere il proprio cammino verso l’autorealizzazione personale. Persona libera appunto, che mentre cerca di comprendere il senso del fallimento del proprio matrimonio, non può prescinde dalla auto-responsabilità economica.

La rottura del vincolo porta con sé cambiamenti ed a volte è triste assistere a sotterfugi da parte dei coniugi tesi a negare a se stessi anche la più piccola possibilità di autonomia economica e di emancipazione.

Un assegno divorzile  usato come perpetuazione di un legame somiglia ad una trappola esistenziale che molto racconta della storia personale delle persone coinvolte.

Si oscilla dal bisogno di sentirsi umiliati, ad esempio quando l’assegno non arriva mai,  costringendo  il coniuge più debole ad incarnare il ruolo della vittima rappresentato dal rincorrere, implorare, minacciare l’altro nella speranza di essere risarcito di un danno, che forse ha radici più profonde. Alla paura, non ancora affrontata, della perdita dell’altro e quindi anche di una parte di sé.

La fine di un matrimonio sicuramente apre a nuove domande, utili da esplorare per affrontare le responsabilità condivise, che sono anche narrazioni di verità personali a volte indicibili.

Molte coppie restano intrappolate in recriminazioni reciproche senza soluzioni, dove i soldi, siano essi troppi o troppo pochi, diventano mediatori relazionali ai quali si riconosce un potere assoluto, dimenticandosi di fare i conti con la verità. Una verità scomoda e forse inconfessabile che ci riporta a parlare di responsabilità personale e che si puo’ affrontare anche cercando di porsi domande che poggiano su di sé.

Liberati dalla rabbia diretta verso l’altro, si può cercare a poco a poco di ritrovare se stessi ed entrare nello status di persona singola per provare davvero a ritrovarsi e a ritrovare il gusto della libertà a tutto tondo. Per affrontare la paura del cambiamento, per incontrare e riconoscere una nuova forma di se stessi, un nuovo status sociale, che si è scelto, per tante ragioni, e che va onorato riconoscendosi un potere personale autentico e genuino che alberga in fondo ai nostri cuori.

‟ Quando senti di aderire al ruolo di “vittima” … fermati!
Guarda intorno a te, cerca una sedia e un posto sicuro.
Lì, dove puoi permetterti un attimo di tregua.
Siediti, senti il tuo corpo che si lascia andare sulla sedia.
I piedi sono a terra? Fai attenzione a come poggiano a terra.
Risali verso il bacino, respira e fai presenza della sedia. C’è e ti sostiene!
Respira profondamente … se puoi metti una mano sul petto, vicino al cuore,
e l’altra sull’addome, vicino alla pancia.
Fai tre respiri, socchiudi gli occhi… prova a pensare se il rincorrere, implorare o minacciare ti appartengono, se parlano di te, se sono comportamenti riconoscibili anche in altre situazioni … con un po’ di coraggio ricorda.
Forse è una storia già conosciuta, appresa …
Forse è una modalità automatica,
non utile al cambiamento… non utile per rinascere!
Respira … ”

 

Dottoressa Francesca Pecoraro Scanio
*
Il mio modello si centra su un lavoro individuale e/o di gruppo
che si avvale degli strumenti propri della Bioenergetica.
L’obiettivo è restituire alle emozioni ed al corpo la centralità
necessaria  affinché
 possano essere riconosciuti ed esperiti
per ciò che sono: mediatori relazionali e motori del cambiamento.


 

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1 Comment

  1. Ti leggo quotidianamente ormai, ho visto tutte le sezioni nuove… Che dirti… Sempre più interessante… Sempre meglio! Ma non avevo dubbi… 😘

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