Bea/ Giugno 8, 2018/ 1 comments

Tutti sappiamo che amare equivale a dare. Finché si tratta di fiducia, comprensione, sostegno, l’investimento è decisamente a perdere nel caso in cui l’intesa a un certo punto finisca. Sono donazioni fatte per il piacere di vivere un sentimento tanto appagante e gratificante. Resta l’amaro, certo, ma piano piano si trovano le risorse e gli strumenti per ricucire gli strappi al cuore e andare avanti. Quando però di mezzo ci sono i soldi non è accettabile l’arricchimento ingiusto di uno dei due, a danno dell’altro. La sentenza di Cassazione n. 14732 depositata il 7 giugno è un esempio di giustizia applicata, uno di quei pronunciamenti che ti fa dire “grazie a Dio, c’è il diritto”.  Ve la racconto.

Il progetto insieme.Renzo e Lucia (nomi di fantasia, ovviamente) sono fidanzati da ben dieci anni quando, a un certo punto, decidono di costruirsi un futuro insieme, ma proprio con cazzuola e cemento. Lui ha un terreno edificabile, lei qualche soldino (i risparmi da operaia) e tanta energia da investire nel sogno “due cuori e una capanna”. Entrambi ci mettono denaro e impegno; la stessa Lucia dedica numerosi fine settimana al completamento materiale della villetta. La casa è pronta, ci vanno a vivere insieme come desiderato, aprono anche il conto corrente cointestato e inizia la loro sospirata convivenza. Dopo soli quattro anni, però, il rapporto naufraga. Lei è costretta ad andare via da quella casa che si trova sul fondo del compagno ed è quindi di sua esclusiva proprietà. Poco dopo la fine della loro storia, Renzo si sposa con un’altra.

L’amore “libero”.L’ho detto un sacco di volte e lo ripeto: l’innamoramento – in certi casi – dovrebbe essere riconosciuto come incapacità di intendere e di volere, per poter annullare una serie di gesti sprovveduti che si fanno quando il cuore batte all’impazzata. Inutile dire che Lucia ha fatto causa a Renzo, che nel frattempo è morto, e alla fine si è trovata come controparte la moglie di lui, erede dei suoi beni, ovvero la casa e i soldi sul conto corrente. Una roba che a inventarla, non si riusciva ad avere tanta fantasia. L’amore è libertà, diceva qualcuno. Vero. Ma il matrimonio, come contratto di diritto pubblico, sorvegliato dallo Stato, offre comunque una tutela precisa in caso di rottura. Per quanto riguarda le coppie di fatto, ci sono voluti decenni e decenni di pronunce che hanno scandito il costante sforzo interpretativo dei giudici per cercare di garantire giustizia a chi in un rapporto sbagliato non aveva investito solo emozione. Uno dei punti di riferimento individuati dalla giurisprudenza, nel caso delle coppie di fatto, è che la convivenza more uxorio prevede un dare reciproco, in nome dell’obbligo morale che la vita insieme comporta. In pratica, se due condividono un percorso di vita è implicito che si aiutino a vicenda, anche materialmente, come le coppie sposate. Ma ci sono dei limiti e questa bella sentenza li ricorda.

Le due campane. Renzo aveva trattenuto tutto in nome del fatto che la casa era costruita sul suo fondo (l’articolo 936 del codice civile dice che il proprietario trattiene le opere fatte da un terzo sulla sua proprietà) e che i soldi versati per il menage di coppia dovevano considerarsi non restituibili (irripetibili) perché frutto dell’obbligo morale di cui sopra. Dal canto suo, invece, Lucia lamentava l’arricchimento senza giusta causa dell’ex partner per quanto riguardava la casa, escludendo un suo dovere a contribuire, visto che all’epoca della costruzione i due non erano né sposati né conviventi.

Il principio giuridico.La Cassazione ha dato ragione a Lucia, stabilendo che la sua generosità era sì volontaria, ma non destinata ad arricchire Renzo, bensì a realizzare il progetto comune. Lei non ha donato soldi e tempo all’uomo affinché lui si godesse tutto da solo, lo ha fatto per godere anche lei, in parti uguali, del risultato. Perciò, il bene non può ritenersi in comproprietà per la modalità in cui il tutto è avvenuto, ma certamente alla donna va riconosciuto il diritto a recuperare il denaro speso e un indennizzo per le energie profuse nella realizzazione dell’obiettivo comune poi sfumato, in applicazione e nei limiti del principio dell’indebito arricchimento (articolo 2041 del codice civile). I giudici escludono poi che Lucia fosse obbligata moralmente a versare a Renzo i soldi per costruire casa, perché nel momento in cui hanno cominciato a edificare erano fidanzati, ma non convivevano né erano sposati, e poi perché si trattava di esborsi consistenti che andavano oltre la soglia di proporzionalità e adeguatezza rispetto ai mezzi di ciascuno.

Infine, per quanto riguarda i soldi sul conto corrente cointestato, i giudici hanno applicato il principio pacifico in base al quale si presume che le somme appartengano a ognuno nella misura del 50%, salvo dimostrazione di una differente ripartizione.

Ammetto di aver fatto il tipo per Lucia dalle prime righe. D’altronde, se Renzo avesse agito come era giusto fin da subito, avrebbe dimostrato rispetto e correttezza verso chi aveva tanto amato ed avrebbe protetto da una vicenda sgradevolissima chi ancora amava.

 

 

RIASSUMENDO:

Articolo 2041 del codice civile
”Chi, senza una giusta causa, si è arricchito a danno di un’altra persona è tenuto, nei limiti dell’arricchimento, a indennizzare quest’ultima della correlativa diminuzione patrimoniale “.

Share this Post

1 Comment

Rispondi