Desirèe, il destino e i riflettori

Desirèe, il destino e i riflettori

Tutti siamo rimasti sgomenti per l’atroce destino di Desirée Mariottini, la sedicenne di Cisterna di Latina stuprata e uccisa da un gruppo di spacciatori. Una morte finita sotto i riflettori, che ha bisogno di riflessioni.

Ho letto un articolo di Maria Rita Parsi, scrittrice e psicoterapeuta, ho seguito le dichiarazioni di Giampiero Mughini, opinionista televisivo. Il senso di entrambi gli interventi è che Desirée, con quella famiglia, in quel contesto, non avrebbe potuto avere un destino diverso. Una sorta di “predestinata” ad una fine tragica.

Credo che la sua fine sia stata ben al di sopra di ogni aspettativa negativa nei suoi confronti. Credo che la crudeltà e la bassezza che la vita le ha riservato siano state troppo anche per una ragazzina che partiva socialmente svantaggiata. Credo anche che limitare il problema al suo vissuto personale, fatto di familiarità con la droga e affidamento ai servizi sociali, sia fuorviante.

Desirée è vissuta in una profonda solitudine e ha trovato attenzione, empatia, tenerezza o compassione, solo dopo che è morta.

La solitudine di Desirée però è comune a molti adolescenti e la droga, per loro, è un nemico subdolo e camaleontico di cui non si parla più. Non abbastanza, almeno.

Mi sono voluta leggere la Relazione al Parlamento 2017 sullo stato delle tossicodipendenze in Italia.  

“In un mondo fluido come quello della diffusione e consumo di sostanze psicoattive illegali – c’è scritto – i minori costituiscono una popolazione che necessita di particolare attenzione, tanto per il fatto che un ingresso precoce nel consumo di sostanze aumenta la probabilità di uso problematico in età adulta, quanto per l’elevata propensione dei giovanissimi alla sperimentazione, anche di tipo esplorativo”. Secondo gli ultimi dati, “l’uso sperimentale di sostanze psicoattive sembra coinvolgere circa un terzo degli studenti minorenni frequentanti le scuole superiori”. Un terzo!!! È tantissimo. Assumono droghe furbe, che cambiano continuamente, che è più difficile identificare e rintracciare.

Non lasciamoci stemperare l’angoscia che questa storia comunque crea, da quel ragionamento ipocrita del “a mio figlio non può capitare, non ha le premesse che aveva la povera Desirée”.

Non lasciamo che la caccia all’orco cattivo ci distragga dal problema principale. Desirée deve avere giustizia, assolutamente. Che paghino, in modo adeguato, i suoi carnefici.

Ma facciamo anche che la sua morte serva ad aiutare altri ragazzi della sua età. Diamo un senso a quella vita spezzata in modo tanto brutale e meschino. Ricominciamo a parlare della droga, dei suoi rischi, della sua pericolosità. Facciamolo a scuola, facciamolo a casa. Diamo ai nostri figli gli strumenti per difendersi. Ma soprattutto, non giriamoci dall’altra parte quando vediamo qualcosa che non va. Le politiche di contrasto alla droga, quelle sociali, tutto ciò che possiamo fare a livello istituzionale, rischia di fallire se non ci assumiamo, ognuno, una parte di responsabilità personale.

Non giriamo la faccia, non chiudiamo gli occhi davanti a un problema altrui. Allarghiamo le braccia quando siamo ancora in tempo; quando una ragazzina di 16 anni in difficoltà può ancora scegliere di cambiare il suo destino.

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