A scuola la pipì si fa in orario

A scuola la pipì si fa in orario

A scuola si entra in orario, si fa lezione nelle ore prestabilite, si esce all’ora indicata e, in certi istituti, ci sono anche i turni per la pipì. Fuori orario si può fare solo in caso di “effettiva necessità”.

L’ultima notizia sulla regolamentazione dei bisognini arriva da una primaria di Prato, ma non è l’unica disposizione italiana che entra nel merito, per così dire, fisiologico. A memoria, era già successo a Napoli e a Genova che dei “presidi” (termine improprio oggi, ma che continua a piacermi e a rendere l’idea dell’autorità) riducessero l’utilizzo della toilette a ristretti intervalli di tempo. Ma sono precedenti che riguardano istituti professionali, quindi parliamo di ragazzi con una discreta capacità di controllo e un’età in cui l’uso del bagno scolastico apre scenari di trasgressione (la sigaretta, la pomiciata, la pura e semplice perdita di tempo eccetera). Perciò la condivido e ne capisco appieno la necessità.

L’ultimo caso di cronaca, di cui scrive il sito de “La Nazione” riguarda però una scuola elementare (anche qui, lo so, il termine non è quello corretto ma ci sono affezionata) e, per l’esattezza, i bimbi di quarta e quinta, ai quali è permesso fare pipì liberamente solo durante la ricreazione intorno alle 10,30; poi – per il resto della giornata scolastica, ovvero fino alle 16,30 – ci si va solo in caso di “effettiva urgenza”.

Il Dirigente ha motivato così la sua decisione: «mettere delle regole a scuola è propedeutico alla crescita dei ragazzi. E andare in bagno solo a una certa ora è una di queste»Il ragionamento ha raccolto il consenso di buona parte dei genitori che ha capito la valenza didattica della regolamentazione della scuola. Altri, però, sono scettici sulla comprensione del concetto di ”effettiva necessità” per bimbi di 9 e 10 anni e la polemica è nata proprio per il fatto che un alunno è tornato a casa con dolori di pancia per aver trattenuto troppo la pipì.

Non entro nel merito della decisione perché se c’è una cosa che ho imparato a fare è dare fiducia – in partenza – alle persone alle quali affidiamo i nostri ragazzi, nell’opera condivisa della loro educazione e della loro formazione come individui.

Può accadere che alcuni alunni utilizzino a sproposito la ritirata; vuoi per evitare una lezione noiosa, vuoi per avere un momento di evasione; ma può anche accadere che i soliti virtuosi ne paghino le conseguenze, rispettando in modo anche masochistico la disposizione (vedi il bimbo che si è fatto venire i crampi).

Allora cosa c’è che non va? Perché qualcosa nella scelta del dirigente della primaria toscana (ecco, ora l’ho detto come si dovrebbe) così come presentata sembra non andare. Potrebbe essere la non adeguata comunicazione della regola.

Mi spiego. La vera valenza educativa di una scelta, un provvedimento, una decisione non è quella di “insegnare a ubbidire”, ma di aiutare i piccolini a comprenderne il contenuto e la sua motivazione, onde poterla pienamente condividere.

Il rispetto di un precetto è tanto più efficace e duraturo quanto più è assimilato e fatto proprio. I bambini non vanno abituati a rispettare le regole per la paura di una punizione, né devono essere instradati a subirle passivamente. Vanno aiutati a capire il senso delle indicazioni che diamo loro, in ogni ambito e contesto, per essere in grado di scegliere, volontariamente, di osservarle.

Nel caso di Prato, il dirigente o, in sua vece, le maestre hanno spiegato ai bambini che andare in bagno disordinatamente rischia di disturbare la lezione a danno di tutti? A danno, in primis di chi esce e si perde un pezzo di spiegazione? Hanno detto loro che per questo gli viene chiesto di andarci solo quando davvero scappa e non si riesce più a trattenerla?

Gli è stato chiarito che se si chiede di andare in bagno anche quando non è vero, in realtà si sta dicendo una bugia ed è un’operazione rischiosa perché le maestre potrebbero non credere al bimbo “incontinente” la volta che davvero ha un’esigenza?

Ci si è accertati che i bambini abbiano, quindi, capito che – nell’interesse di tutti – è bene sforzarsi di andare in bagno nei momenti prestabiliti e chiedere di farlo fuori orario solo quando proprio scappa?

Metterli nella condizione di capire cosa gli viene chiesto e, conseguentemente, di ragionare in modo giusto è il più grande insegnamento che si possa dare a un bambino.

Anzi, vi dirò, è in generale il più grande insegnamento per un individuo.

2 thoughts on “A scuola la pipì si fa in orario”

  1. Buongiorno, sono d’accordo su quanto scrive. Far capire le motivazioni delle regole è fondamentale , al fine di ottenere il massimo da esse. Nell’ambito scolastico, visto il degrado della disciplina, trovo sia importante abituare anche i più piccoli al rispetto delle regole, al fine di creare generazioni che arrivino di nuovo a comprendere le conseguenze delle proprie azioni. Formare nuovi genitori responsabili, visto che oggi i primi ad essere educati a tal fine dovrebbero essere loro.

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